La fede sarda è il gioiello che custodisce la mia anima. Fertilità, ricchezza, prosperità sono gli elementi fondamentali che rendono stabile, forte la promessa di una coppia legata alla terra d’origine, ai valori della famiglia, in un profondo intreccio d’amore come intrecciata è la filigrana che, assieme ai grani, rendono potente il significato di questo anello.
La fede sarda deve essere portata con orgoglio all’anulare sinistro, sede della vena dell’amore; ossia la fonte di ossigeno, di vita che dal corpo arriva diretta al cuore. Si narra che l’anello, anticamente, fosse tramandato da madre a figlia. La “successione” avveniva sempre in occasione di un lieto evento, il matrimonio o la nascita di un figlio. La preziosa memoria era affidata al futuro della famiglia. Seguendo per secoli le generazioni, la fede sarda è da sempre testimone silenzioso del tempo che passa.
La leggenda più popolare racconta che la prima fede sarda fu creata dalle Janas; fate misteriose che abitano tutt’ora i più remoti e selvaggi spazzi della Sardegna. Vivono in piccole case di pietra, le Domus de Janas. Qui lavorano intensamente, con le loro piccole mani magiche, creando magnifici gioielli, utilizzando pietre preziose come corallo ed ossidiana. Le fate indossano le loro realizzazioni solo nelle occasioni speciali. Una di queste è l’incontro con le divinità. La fede sarda racchiude in se la forza, la misticità delle credenze di un popolo fiero delle proprie tradizioni.

Chiesa di San Lussorio Oliena
La mia fede sarda
Ho acquistato la mia prima fede sarda a fine agosto del 2019. Era trascorso poco più di un anno e mezzo dalla scomparsa di mio marito. La sua perdita, nel gennaio 2018, aveva segnato una linea di confine tra l’Ilaria prima del cancro e la persona che ero diventata. Lei, la Sardegna, grazie al mare cristallino, alla natura incontaminata, grazie al suo popolo, in quell’anno e mezzo di dolore profondo, mi aveva spalancato le porte della sua anima, salvandomi la vita.
Mi recai ad Oliena, un delizioso paese barbaricino alle porte di Nùoro. Oliena non è famosa solo per il vino Nepente decantato da GabrieleD’Annunzio ma anche per i suoi artigiani orafi che nei secoli hanno tramandato la loro arte.
Passeggiando curiosa tra le strette vie della cittadina, mi fermai a parlare con alcune signore uscite dalla celebrazione della Santa Messa, di fronte alla chiesa di Sant’Ignazio di Loyola. La maggior parte di loro era vestita in abito sardo con la testa protetta da meravigliosi scialli neri dalle lunghe frange. Mi accolsero con calore, mi raccontarono le loro storie, all’improvviso mi ritrovai catapultata in romanzo di Grazia Deledda. Tutto intorno a me parlava di tradizioni, di novelle antiche, di meraviglia.
È stato grazie grazie a queste signore che ho conosciuto la storia della fede sarda. Pensai a mio marito scomparso e capii che era stato lui a portarmi li, ad Oliena. Era stato lui a portarmi in Sardegna. Mi sentii piena di gratitudine nei confronti di questa isola magica, mi sentii di essere per lei come una figlia alla quale la madre aveva regalato l’anello di famiglia. Mi resi conto che il nostro legame era diventato forte, indissolubile.
Su consiglio delle signore appena incontrate mi recai nel laboratorio orafo di Tonino Fenu. Senza chiederne nemmeno il prezzo ordinai una fede sarda artigianale. Un anello dentro al quale la vena dell’amore avrebbe portato il sangue al mio cuore, per ossigenarlo, per dargli un pò di pace. Nel momento in cui la misi al dito sentii di non essere sola. Sentivo l’abbraccio di mio marito e della Sardegna intera. La terra che, nell’inferno di quei mesi, mi aveva tenuto stretta a se come una madre.

Tonino Fenu
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