Orgosolo è l’anima mia. Il luogo, insieme a Girasole, dove ho trovato rifugio dal dolore.  

Tutto è iniziato quando ho conosciuto Tora, titolare della pasticceria artigianale Disizzos de Orgosolo (Desideri di Orgosolo). Gli orgolesi sono una comunità unita. Una realtà inclusiva, difficile da incontrare in questo tempo improntato sull’individualismo. La famiglia di Tora mi ha subito accettato come parte di loro. La scorsa estate mi spostavo frequentemente tra Girasole ad Orgosolo per trascorrere qualche giorno insieme. Sono stata invitata per la processione di San Giovanni ed ho fotografato Anania mentre indossava, per la prima volta,  l’abito tradizionale. Ho trascorso ad Orgosolo il giorno di ferragosto, per la magnifica processione dell’Assunta. Con il tempo mi sono inserita nel contesto sociale del paese, senza fare troppa fatica, tanto da imparare a capirne anche il dialetto.

Orgososlo Anania

Zia Rita e Anania vestita con abito tradizionale

Zia Rita è la figura matriarcale della famiglia. Madre di sei figli, rimasta vedova alla mia età, io e lei abbiamo subito instaurato un rapporto forte, stabile, di affetto reciproco e di rispetto. La sua giornata è scandita dall’accudire i bis nipoti, preparare da mangiare ai figli, dalla preghiera. Spesso le comari le fanno visita e trascorrono insieme il tempo ricordando il passato di Orgosolo, racconti che mi affascinano sempre. Zia Rita mi ha insegnato a cucire “sa fardetta” la gonna che le anziane donne barbaricine indossano ancora. Me ne ha regalata una, bella, della sua gioventù. Ero così commossa. Quel gesto ha significato per me un passaggio di testimone. Un pezzo della sua vita affidato alle mie mani, un pezzo di storia di Orgosolo che io indosso sempre con molta fierezza. 

L’estate è volata via e sono tornata in Toscana con Orgosolo nel cuore. Io, Zia Rita, Tora e la famiglia abbiamo mantenuto sempre rapporti. Abituata all’affetto spontaneo dei sardi, al mio rientro, è stato difficile adattarmi di nuovo all’indifferenza dei continentali. L’abisso tra il modo di vivere ad Orgosolo e qui, in Toscana, è enorme. L’affetto della gente è il dono più grande che Orgosolo mi ha fatto.

Sono rimpatriata per “Autunno in Barbagia”. Sebastiano mi ha insegnato a fare la ricotta, era venuta anche molto buona. Per la manifestazione mi sono vestita con l’abito sardo e “su muccadori” in testa. È stato bello partecipare a questo evento insieme alla famiglia.

Orgosolo abito

abbigliamento tipico barbaricino

L’ultima volta che ho visto Zia Rita, prima che il covid 19 impedisse tutti gli spostamenti, è stato a gennaio. Ero in paese per l’ultimo dell’anno. Avevo deciso di trascorrere la ricorrenza della morte di Silvano insieme alla mia “famiglia adottiva”, lontano dai luoghi che tutt’oggi mi procurano tanto dolore.  Zia Rita aveva chiesto a Don Salvatore, prete di Orune, di celebrare in suo suffragio.

Ci siamo svegliate molto presto, la messa era prevista per le 7 del mattino. Camminando verso la chiesa, l’una accanto all’altra, ho ammirato come una bambina il risveglio del paese:  il sole sorto da poco, i murales che prendevano piano piano colore dopo il buio della notte, l’aria frizzante sul volto, la testa di Zia Rita coperta da un bellissimo scialle nero di Oliena, la sua vicinanza in quel momento così amaro, come se mi stesse tenendo saldamente per mano dicendomi “non essere triste io sono qui con te”. La chiesa era gremita, nonostante l’ora, di tante signore dal capo coperto da scialli neri come la pece ed insieme abbiamo pregato per l’anima di Silvano. Non dimenticherò mai quei momenti.

Dei giorni trascorsi insieme a loro e sull’isola conservo gelosamente i ricordi. Il mare, la natura, il silenzio, gli amici che mi sono stati sempre vicini anche nei mesi di quarantena. Per questo non vedo l’ora di poterli rivedere, tutti. La Sardegna, in particolare la Barbagia e l’Ogliastra non sono solo spiagge da sogno e acqua cristallina : fanno la differenza la solidarietà dei sardi, il loro modo di accoglierti senza se e senza ma (se riesci a capirli nel profondo), l’affetto incondizionato che ti regalano facendoti sentire veramente parte di una comunità radicata.