San Pietro in Golgo è una piccola chiesa bianca situata sull’altopiano che divide Baunei  dalle spiagge del Selvaggio Blu.

Era fine giugno 2018, arrivai a Girasole in un giorno di pioggia torrenziale, con la macchina carica di roba che sarebbe stata completamente inutile. Ricordo il sorriso accogliete di Anna, i primi giorni trascorsi a guardarmi intorno, a cercare luoghi dove poter trascorrere le mie lunghe ore di solitudine. La sera cenavo lasciando aperte porte e finestre, guardavo il paese di Baunei arroccato sulla montagna di fronte al mio salotto illuminarsi piano piano, come fosse il paradiso, tante piccole lanterne al centro di un monte buio, al di là del quale, il mare.

Mi sentivo sola, allo stesso tempo ero sicura di avere sempre accanto il mio angelo custode, e nonostante tutto, piano piano, io e l’Ogliastra abbiamo fatto amicizia. Ho iniziato a farmi sorprendere dalla sua vera anima, ho scavato sotto l’apparenza e mi ha  profondamente stupito. Giravo in lungo e largo, scoprendo paesini, tradizioni, conoscendo persone, lasciando un po’ di me a chiunque mi incontrasse. La chiesa di San Pietro è stata la mia prima avventura, appena arrivata a Girasole, ed è sempre la prima tappa ad ogni mio ritorno in Ogliastra.

Per arrivare al Golgo, da Tortolì, è necessario prendere la vecchia 125 orientale sarda, strada che fino a non molti anni fa era l’unico percorso che collegava Cagliari a Nuoro. Arrivati nel piccolo paese di Baunei si prosegue ancora, verso l’alto, prendendo una stradina stretta fatta di curve ed incorniciata da un panorama mozzafiato. Si arriva poi ad un punto dove, scollinando, ci si immerge  appieno nella natura selvaggia. Sul percorso capre che brucano gli alberi come provetti giardinieri, mucche in compagnia dei loro piccoli, maialini selvatici e asinelli sardi, riconoscibili dalla croce nera sul dorso. In mezzo a questo paesaggio di solitudine, spicca il bianco della piccola chiesa di San Pietro in Golgo. Un edificio semplice, circondato da mura a secco che sembra posato in terra da Dio in persona. Tutto intorno alberi di ulivi secolari, montagne e silenzio.

San Pietro In Golgo

San Pietro In Golgo

Arrivata a destinazione mi accorgo che il cellulare non ha campo, cosa normale per il luogo in cui mi trovo. Apro un piccolo cancello ed ecco un gruppo di maialini, mi guardano incuriositi. Vedo la chiesa, è aperta. Stanno sistemando per la processione dei Santi Pietro e Paolo. Chiedo informazioni ad un signore impegnato a dipingere la porta d’ingresso. Mi racconta emozionato la storia di quel piccolo edificio bianco, immerso nel niente, al quale è possibile accedere solo una volta all’anno, a fine giugno.

Si narra che in quel luogo, molti anni or sono, vivesse un mostro malvagio rassomigliante ad un drago, capace di uccidere chiunque con lo sguardo. L’unico modo per placare la sua collera era sacrificare a lui povere ragazze vergini. San Pietro, invocato dai cittadini di Baunei, ingaggiò, in quel posto isolato, una lotta serrata contro quel mostro. Il Santo, dopo averlo sconfitto, lo costrinse all’oblio nel “su sterru”, una grande voragine poco distante da dove ora sorge la chiesa. I baunesi, riconoscenti, eressero la piccola costruzione in onore di San Pietro ed ogni anno, in occasione della sua festa, questo posto sempre disabitato, si anima per rendere omaggio al loro salvatore. Incuriosita, dato che la processione sarebbe stata la domenica successiva, promisi a quel signore che sarei salita sull’altopiano per partecipare all’evento religioso. La festa di San Pietro è stata la prima processione tradizionale sarda a cui ho partecipato.

Da quel giorno, ogni volta che sentivo impazzire il cuore, che avevo bisogno di pace, calma, prendevo l’auto per raggiungere Golgo. La scena, da allora, è sempre la stessa: ad aspettarmi gli asini dalla groppa crociata, Alice trotterella felice verso di me per farsi carezzare la testa polverosa. Attraverso il cancello della chiesa, mi siedo in una delle stanze in pietra che la circondano. Luoghi un tempo utilizzati come rifugio dai pellegrini giunti da vari paesi limitrofi per festeggiare i santi. Guardo il cielo, prego, leggo un romanzo di Grazia Deledda, così le mie ore passano, la natura lenisce il mio dolore. In questo posto, avvolta dalla potenza della natura, sento finalmente la pace nel cuore. Qui ho capito quello che altri non vogliono capire, ho accettato l’inaccettabile ed ho smesso di pensare che alla vita è meglio la morte.

Se esiste un posto al mondo che rappresenta il centro del mio mondo è sicuramente questo piccolo edificio bianco, circondato da muri a secco. La chiesetta rupestre dedicata all’apostolo Pietro, immersa nella natura selvaggia dell’altopiano del Golgo di Baunei.