Villanova Strisaili è la frazione del comune di Villagrande Strisaili, il paese dei nonni centenari. Dopo averne parlato in un post precedente, purtroppo, Zio Michelino ci ha lasciato qualche giorno fa.
Questa notizia ha lasciato in me un senso profondo di tristezza. Sapevo che sarebbe successo, prima o poi, avendo già 101 anni non mi aspettavo di avere ancora molto tempo da trascorrere con lui ma duole non avere avuto la possibilità di vederlo un’ultima volta, a causa del covid, che non mi ha permesso di spostarmi.
Villanova Strisaili, distante qualche kilometro dal comune di Villagrande, è un piccolo abitato situato al centro di un altipiano alle pendici del Gennargentu. Il lago alto Flumendosa è una delle principali attrazioni del luogo. Tutto attorno boschi di lecci, rovere e ginepri. L’aria pura e le temperature frizzanti (anche in piena estate) rendono Villanova un luogo ideale per villeggiature rilassanti, disintossicanti, immersi nella natura.
Villanova Strisaili il paradiso delle mele
Stefania Sulis, soprannominata la “signora delle mele”, è la figura di spicco della società cooperativa villanovese “frutteto Gennargentu”. Una realtà che, per la prima volta nella storia commerciale sarda, produce e raccoglie a mano, dagli alberi, vari tipi di questo alimento salutare: royal, fuji, granny ramsey, pink lady, golden delicius e le melette sarde di San Giovanni.
La cooperativa nasce nel 2012, sul terreno della zona chiamata Donnu Periccu. Un angolo di paradiso con vista su Bruncu Spina, a circa novecento metri di altitudine, irrigato da sorgenti perenni di acqua purissima.
La produzione di mele e di ciliegie inizia grazie ad una collaborazione con la provincia. Il successo arriva in poco tempo perché, in questo angolo di Sardegna, la terra, se saputa lavorare, rende.
Nel territorio di Villanova Strisaili, inoltre, esiste una zona chiamata “Bau Mela” il guado della mela. Una piccola oasi nella quale scorre un fiume, arginato da massi granitici millenari, impetuoso d’inverno e luogo di ristoro, di bagni rinfrescati in estate grazie a piccole piscinette naturali. Chissà, forse, un tempo lontano, questa porzione del comune era già utilizzata per la coltivazione di questo frutto gustoso.

Bau Mela (foto di Gian Luigi Bonicelli)
Il paese ed i suoi racconti
Villanobva Strisaili era un punto di collegamento strategico tra Lanusei e Nuoro. La popolazione maschile, dedita alla pastorizia ed alla produzione di prosciutto (assolutamente da assaggiare) viveva la sua quotidianità nei vari pascoli dislocati sulle meravigliose alture del Gennargentu. Le donne, rigorosamente vestite con l’abito sardo, si occupavano della famiglia, della casa e dei figli. I villanovesi trascorrevano le loro giornate lavorando duramente. Erano pochi i momenti di svago.
Uno di questi era indubbiamente la festa di San Basilio che si svolge, tutt’ora, ogni anno, la terza domenica di giugno. Il piccolo centro abitato, in pochi giorni, si riempiva di pellegrini, giunti da ogni parte della Sardegna, per chiedere grazie e guarigioni al Santo.
Per i giovani, una delle occasioni per fare conoscenza, erano i balli sardi che periodicamente animavano la piazza centrale.
Sono rimasta affascinata dai racconti su quei momenti di distrazione. I ragazzi invitavano le ragazze, non viceversa. Quest’ultime aspettavano la proposta sedute.
Se una di loro rifiutava di ballare con chi l’aveva sollecitata non poteva accettare (durante lo stesso ballo) un invito da altra persona, per una questione di rispetto.
Don Vinante il parroco venuto dal nord
Don Vinante è stata una figura che ha lasciato un’indelebile ricordo in diverse generazioni di villanovesi. Sono molti i racconti dei paesani, legati alla sua presenza, nel piccolo centro abitato di Villanova Strisaili.
Uomo venuto dal nord, parroco tenace, animato da una fede profonda, Don Vinante è stato molto amato dai suoi parrocchiani, nonostante i suoi modi, a volte, un pò burberi. Mi è stato raccontato che non sopportava la presenza, in chiesa, di donne con la gonna troppo corta. Se qualcuno osava parlare durante la Messa si zittiva guardando il colpevole con insistenza.
Quando entrava in un bar iniziava a pregare recitando l’Ave Maria e guai se i presenti non lo seguivano.Don Vinante amava camminare perché, come diceva lui stesso, “Gesù non aveva la macchina”.
Rinomati erano anche i suoi viaggi in autostop a Cagliari e Nuoro. Tutti sapevano chi fosse e (soprattutto) sapevano che, concedendogli un passaggio, il tragitto sarebbe stato scandito da Rosari alla Vergine Maria e preghiere al Padre.
A tal proposito vorrei citare un brano tratto dal libro di Rina Brundu dedicato al prelato intitolato “Argento vivo”:
“Un signore che viaggiava in direzione di Nuoro trovò Don Vinante all’uscita di Tortolì che chiedeva un passaggio:
“dov’è diretto?”
“a Nuoro figliolo, me lo daresti un passaggio?”
“peccato Don Vinante, io sto andando a Cagliari” ha risposto il signore, mentendo, perché voleva evitare di pregare lungo tutto il viaggio. “Però l’avrei accompagnata volentieri a Nuoro”
“non fa niente figliolo, portami pure a Cagliari che ne approfitto per andare in regione”
E così quel signore lo portò a Cagliari, pregando per due ore e passa, prima che gli riuscisse finalmente ad andare a Nuoro per le sue faccende.
Una cosa è certa, da uomo di montagna fu un grande amante della montagna sarda. Per onorare il Signore, dopo tante difficoltà, fece erigere la Croce che tutt’oggi svetta da Punta la Marmora, il rilievo più alto del massiccio del Gennargentu, della Sardegna intera.
Don Vinante, negli oltre 20 anni in cui ha servito nel piccolo paese di Villanova Strisaili, ha fatto molto per i suoi parrocchiani. Li spronava ad apprendere, ad amare il prossimo. Aveva dato vita al laboratorio di San Basilio Magno, dentro al quale erano realizzati maglioni da vendere per aiutare le missioni in Africa. Ha insegnato ai suoi ragazzi a sciare (a Villanova in inverno nevica) ed ha lasciato dietro di se tanti bellissimi ricordi che tutt’oggi ricorrono nei discorsi dei paesani.
Morto nel 2012, all’età di 90 anni, la sua salma riposa adesso nel piccolo cimitero di Elini.

Croce su Punta La Marmora la vetta più alta di Sardegna (foto di Gian Luigi Bonicelli)
Villanova Strisaili la porta d’accesso al Selvaggio Verde
Villanova, oggi, (apparentemente) ha l’aspetto di un luogo quasi disabitato. Le nuove generazioni si sono gradualmente spostate nelle grandi città sarde e nel continente. Nonostante questo, però, il paese vive grazie ai volenterosi giovani rimasti.
Uomini e donne che hanno creato diverse nuove imprese legate alla pastorizia ed alla coltivazione, dimostrando una fedeltà straordinaria al luogo che li ha visti crescere. Gli anziani centenari invece, custodi delle tradizioni villanovesi, siedono sereni sulle panchine della piazza centrale, parlando dei vecchi tempi, respirando aria pura, mangiando prodotti del loro orto.
Sullo sfondo le montagne del Gennargentu, un’ecosistema perfetto ricco di vegetazione, abitato da animali selvatici e prospero di sorgenti di acqua purissima. Qui, pochi anni fa, è nato il Selvaggio Verde la cui porta è, indubbiamente, il paese di Villanova Strisaili.
- Villanova Strisaili (foto di Gian Luigi Bonicelli)
- Lago Flumendosa (foto di Gian Luigi Bonicelli)
- Panorama (foto di Gian Luigi Bonicelli)
- Punta la Marmora (foto di Gian Luigi Bonicelli)
- Bau Mela (foto di Gian Luigi Bonicelli)
- Piscina naturale (foto di Gian Luigi Bonicelli)






Non mi piace che scrivano Villanova Strisaili……. Il territorio è sempre di Villagrande!!!!
Si, lo stesso comune Villagrande e Villanova 🙂